Pubblicazione del racconto "TRE PERSONAGGI IN CERCA D’AMORE" nel volume antologico EROS E AMORE edito da ARPANet nel 2008 acquistabile in libreria e on-line attraverso il sito ARPABook.com l’e-store di ARPANet
Pubblicazione del racconto "RESPIRARONO" nel volume antologico CONCEPTS–STORIA edito da ARPANet nel 2007 acquistabile in libreria e on-line attraverso il sito ARPABook.com l’e-store di ARPANet
Pubblicazione del racconto "VESTITA DI UNA TUTA ADERENTE COMPLETAMENTE NERA SEMBRAVA UNA CANTANTE ROCK NORVEGESE (NON CHE IO SAPPIA COME SONO VESTITE LE CANTANTI ROCK NORVEGESI)" nel volume antologico CONCEPTS–MODA edito da ARPANet nel 2007 acquistabile in libreria e on-line attraverso il sito ARPABook.com l’e-store di ARPANet
Pubblicazione della poesia "DISTESA" nel volume antologico CONCEPTS–MUSICA edito da ARPANet nel 2006 acquistabile in libreria e on-line attraverso il sito ARPABook.com l’e-store di ARPANet
Pubblicazione di una silloge di poesie intitolata "NOTTI D’ISTANTI PENSIERI" inserita nella collana POETI ITALIANI CONTEMPORANEI edita da LIBROITALIANO nel 2003 acquistabile spedendo una mail di richiesta a lookathesim1
Pubblicazione di una poesia nel volume antologico intitolato HAIKU - TRE VERSI PER LA PACE edito da IL FILO di Roma nel 2003 acquistabile on-line attraverso il sito ilFILOonline delle Edizioni Il Filo
La strada é ancora lunga, ma sto imparando a non sprecare energia che potrebbe essermi utile per occasioni più importanti. Nel mezzo del traffico romano un ipocelebrodotato in coda dietro a me si attacca al clacson (sembra per far capire al mondo che esiste) intimandomi di avanzare due centimetri? Non faccio una piega. Mi comporto come se non stesse accadendo a me, con il distacco necessario ad esserne un semplice testimone oculare.
Osho racconta:
Quando suo padre morì, Gurdjieff aveva solo nove anni. Il padre era povero, per cui chiamò il figlio vicino a sé e gli disse: “Non ho niente da lasciarti in eredità, sono povero così come lo era mio padre, ma lui mi diede una cosa che mi ha reso l’uomo più ricco del mondo, sebbene la povertà esteriore sia rimasta. Adesso posso trasmetterti la stessa cosa. “E’ un consiglio: forse ora sei troppo giovane e probabilmente non riuscirai a metterlo in pratica subito, ma tienilo a mente, e quando sarai in grado di fondare il tuo agire su questo consiglio, mettilo in pratica. “Il consiglio è semplice: io te lo dirò e, visto che sto morendo, ti chiedo di ascoltarlo con attenzione e poi di ripetere davanti a me quello che ti ho detto. In questo modo morirò soddisfatto sicuro di averti trasmesso un messaggio che forse è stato tramandato di padre in figlio da secoli”. Il messaggio era molto semplice. Il padre disse: “Se qualcuno ti insulta, se ti infastidisce, se ti importuna, tu devi semplicemente dirgli: “Ho ricevuto ciò che volevi dirmi, ma ho promesso a mio padre che risponderò solo dopo ventiquattro ore. So che sei in collera, questo l’ho capito… tra ventiquattro ore tornerò e ti risponderò”. E usa questo metodo in ogni situazione: lascia sempre passare ventiquattro ore”. Quel ragazzo di nove anni ripeté ciò che il padre aveva detto; il padre stava per morire, ma il momento era così intimo che il suo messaggio si incise in lui. Dopo che lo ebbe ripetuto il padre disse: “Bene, la mia benedizione sia con te, adesso posso morire in pace”. Chiuse gli occhi e morì. Gurdjieff, sebbene avesse nove anni, iniziò a mettere in pratica da subito il consiglio che gli era stato lasciato in eredità. Se qualcuno lo insultava, lui diceva: “Verrò tra ventiquattro ore e ti risponderò, l’ho promesso a mio padre sul letto di morte: non ti posso rispondere subito!”: Se qualcuno lo aggrediva, lui diceva: “Tu mi puoi picchiare adesso, ma io non posso rispondere. Ritornerò tra ventiquattro ore e ti risponderò, perché l’ho promesso a mio padre in punto di morte”. E in seguito era solito dire ai suoi discepoli: “Quel semplice messaggio mi ha completamente trasformato. Qualcuno mi picchiava, ma io in quel momento non reagivo, per cui non dovevo fare altro che osservare. “Non dovevo fare nulla: quell’uomo mi stava malmenando, e io dovevo solo essere uno spettatore. Per ventiquattro ore, non c’era nulla che potessi fare. E osservare l’altro ha creato in me una nuova forma di cristallizzazione: dopo ventiquattro ore potevo vedere con maggior chiarezza. “Mentre mi stava malmenando, mi era impossibile vedere con chiarezza: i miei occhi erano colmi di rabbia. Se avessi risposto in quel momento, avrei preso a pugni quell’uomo, lo avrei aggredito a mia volta, e tutto si sarebbe risolto in una reazione inconscia. “Dopo ventiquattro ore, potevo pensare con maggior calma, in modo quieto. Forse aveva ragione lui, forse avevo fatto qualcosa di sbagliato e meritavo di essere picchiato e insultato; forse aveva torto marcio: se aveva ragione, non potevo fare altro che andare a ringraziarlo; se aveva torto, non era il caso che mi mettessi a litigare con un uomo tanto stupido da perdersi in inutili aggressioni. Non aveva senso, era una perdita di tempo: quell’uomo non meritava alcuna risposta!”: Pertanto, nell’arco delle ventiquattro ore, tutto si sistemava e si faceva chiarezza. E con quella chiarezza con quella osservazione consapevole del momento, Gurdjieff si trasformò in uno degli essere più rari della nostra epoca. Quella fu la base dell’intera cristallizzazione del suo essere.
Un invito con effetto retroattivo in ricordo di una bella presentazione all’insegna della “citazione” (chi era presente capirà J) e della voglia di parlare di letteratura divertendosi e condividendo le rispettive esperienze.
Un particolare ringraziamento ad Alessandro Busnengo, bravissimo moderatore della serata, e a Raffaello Benedetti, eccellente interprete dei brani pubblicati.
Gli indiani sapevano che il cervo si muove in cerchio, che se il cacciatore calcolava con abilità le sue mosse poteva farlo correre fino a catturarlo. I suoi zoccoli sanguinavano, e l’animale inciampava. L’indiano doveva inginocchiarsi accanto alla sua preda morente, avvicinando la bocca a quella del cervo, per rubare il suo ultimo respiro. Mentre si impossessava della velocità dell’animale, veniva colpito dalla pace sprigionata dalla sua immobilità. E dalla propria.
(Tratto dal film "Lupo solitario" di Sean Penn)
Genova - Ventotto/VentinoveAprileDuemilanove
(Foto di Daniele Zappavigna - Via del Campo)
Genova sembra una scarpa rotta da Fabrizio, da quando lui non c’è più nessuno sa come camminarci dentro.
(Sergio Bambarén, La musica del silenzio)
Sulla pelle riecheggia la forma e l'ardore della tua voce di seta nella danza il caschè tra le note e parole di quel grande poeta che appeso ad arpeggi dipinge il rosso di sera sul volto di chi consuma l'attesa della follia che disseta
(Cappello a cilindro - Il ballo del poeta)
Yago Salina - Sei il fascio di luci colorate...